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  • Amanda e Giacomo

l'importante è cominciare |||| the important thing is to begin

Aggiornato il: 25 ago 2019





(english below)


Dissi a Giacomo che potevamo dare un nome a questo scambio di note e pensieri.

Noi facciamo tante cose assieme, condividiamo infinite facciate dei nostri propri libri, e a volte non ricordiamo chi è autore di cosa. Spesso vengono fuori progetti uniformi dove si riescono a cogliere gli spunti individuali di ognuno senza compromettere il filo della lettura.

Azzardai il nome “A 2 mani” e lui mi disse “ma sono 4”. Giustamente pensava al computer, ormai tutto si trascrive al computer. Ma ecco, SI TRASCRIVE, perché tante idee, parole, ancora nude, le troviamo nei nostri quaderni (se le troviamo, spesso ci perdiamo) e allora perché non mantenere almeno nel nome il concetto romantico che la penna rappresenta?

Dissi anche a Giacomo che poteva essere interessante dare un ordine a questo scambio, formalizzando la scrittura di alcune cose che abbiamo in testa, frutto di letture ed esperienze. “E così magari nasce un blog”, dicevo, anche se a pensarci mi bastava anche ordinare un archivio e una classificazione dei nostri racconti nel senso metaforico – non facciamo narrativa! – e più ampio: esperienze, idee, sogni… quelle cose che raccontano e accompagnano l’evoluzione del nostro percorso personale come individui e coppia, come architetti, praticanti e insegnanti di yoga, ricercatori e sperimentatori.

Le stesse conversazioni – piccole chiacchierate su alcuni temi teorici dello yoga – che abbiamo tenuto e terremo quando facciamo le giornate di approfondimento nella shala, potrebbero diventare parte di questa raccolta in divenire. Per non andare perdute. Per restare a disposizione.

Sarà dura mettere tutto assieme, sarà ancora più duro evitare gli errori grammaticali e le sviste, riunendo appunti dall’inglese, l’italiano, lo spagnolo e il francese. Bisognerà fare molto labor limae, ma ci vogliamo provare. Sono convinta che questo lavoro mi aiuterà anche a mettere un po’ d’ordine (non troppo) in testa. E Giacomo conosce sempre meglio la mia psiche, la osserva da lontano quando riesce e prova a capirla. È bellissimo.

Che poi la sera ogni tanto leggiamo libri e saggi a vicenda. Perchè non scriverci sopra allora e fare un po’ di mind-swaping ?

Non abbiamo ancora capito che forma prenderà tutto ciò, ma intanto proviamo a mettere un po’ d’ordine!

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La prima volta che Amanda ed io passammo tanti mesi lontani le trascrivevo ogni due o 3 giorni i passaggi di un libricino e accompagnavo il testo originale da un mio commento personale prima di condividerlo con lei “nella nuvola” e chiederle una risposta. Non so da dove mi fosse venuto, agii d’istinto, ma fu un bel modo per aprirsi e sentirsi in connessione con la nostra intimità anche se eravamo così lontani. Perché io proprio non ce la faccio a fare l’interessante al telefono, posso passare ore in silenzio con la cornetta all’orecchio condividendo il momento con l’altro capo, ma non mi viene facile andare oltre la lista delle cose fatte quando parlo con un cellulare. E dovevo trovare un modo per tenermela vicina Amanda, oppure chissà verso che mete sarebbe partita.

È così che abbiamo cominciato a condividere anche le letture e le scritture, in alcuni momenti di più e in altri meno, ma sempre appagati dall’averlo fatto.

Sicuramente una buona parte della spinta a riordinare e eventualmente pubblicare questa raccolta mai esistita e mai raccolta prima viene dal confronto quotidiano con i nostri studenti, nel nostro nuovo ruolo di maestri, che personifichiamo nella nostra piccola scuola, accompagnando i nostri studenti/praticanti alla scoperta dello yoga. Che parolone poi... magister sarebbe “il più grande”, proprio non ci piace, ma se è per questo nemmeno istruttore - come se fossimo lì per dare istruzioni; forse guida o per essere ancora più figurativi apripista sono più onesti e appropriati. È così che succede: chi comincia la pratica e eventualmente lo studio ti chiede, ha bisogno di capire e conoscere la tua esperienza; oppure quando nessuno ti chiede tu (noi) hai voglia di condividere qualcosa di più profondo delle istruzioni da manuale di posture per far appassionare di più quelli a cui apri il cammino o per aiutarli là dove la timidezza pone un filtro alle domande “più intime”.

Era da un paio di mesi che Amanda mi ripeteva di questa idea della compilazione e non è che non mi piacesse ma non c’era il tempo per farlo, proprio non c’era, tra le lezioni e gli altri lavori che facevamo a fianco. E poi c’è bisogno che le cose maturino quando non è chiara l’esatta piega che prenderanno. E almeno con il bricolage questo funziona benissimo: aspetto finché la posizione definitiva di una luce o una mensola non mi si manifesti in modo lampante - appunto - oppure finché non trovo tra le mani il pezzo giusto, quello che mancava, che già possedevo ma che non mi era venuto in mente di poter riutilizzare.

Caso vuole che l’occasione per cominciare questo nuovo progetto sia stata una nuova distanza, quella che ci ha separato questo Natale e che mi ha permesso di lavorare indisturbato alla creazione del blog che le ho poi inviato come regalo di Natale. Era il momento giusto e ho cominciato, che è la cosa più importante – come quando hai tante cose da fare, o la casa da ripulire, come quando per qualsiasi motivo non hai voglia di praticare: comincia dalla cosa più semplice – stendi il tappetino, respira, accenna un saluto al sole… - e vedrai che senza accorgertene arriverai in fondo e starai bene!



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I told Giacomo that we could give a name to this exchange of notes and thoughts.

We do many things together and share infinite pages of our own books, sometimes we don’t remember who is writing what. Sometimes projects turn out to be uniform and our personal inputs are perceivable but they won’t compromise the reading thread.

I thought that we could name all this “a 2 mani” meaning “two handed”; his automatic response was “but there are 4 hands”. Of course, he was thinking about the computer, nowadays it all goes written down with the keyboard. But exactly, “WRITTEN DOWN”, many ideas, words, still naked, are found in our notebooks (if we found them, sometimes we get lost). So why losing the romantic concept that the pen beholds?

I told Giacomo that it would be interesting to give some order to this exchange, formalizing the writing of some of the things we keep in our minds, fruit of our “studies” and experiences. “Who knows, maybe a blog will be born”, I would say, although while saying this I kept thinking that classifying and archiving our stories, metaphorically speaking – we don’t do narrative - could be enough, no need to share more stuff online… but... Moreover: experiences, ideas, dreams… some of our personal journey’s evolution, as individuals and as a couple/partners, as architects, as practitioners and now “teachers”, as researchers and experimenters.

Even the conversations – small talks on theoretical inputs around yoga – that we have during the in-depth special days held at the shala could take some room in this thought library under construction. For them not to be lost. For them to be available.

It will surely be difficult to put all this together, even harder to avoid grammar mistakes and mix-ups; assembling notes that are in English, Italian, Spanish and French. A lot of labor limae will be needed, but still we are keen to try. I am convinced that this work will bring some order (please not too much) in my head. And Giacomo can help, he knows better my psyche, he observes it from a distance whenever he can and he tries to understand it. It’s beautiful.

And then there are our evenings, we try to read out loud to each other books and essays. Why not writing on this? Some mind-swaping?

We have no idea which form all of this will take, in the meantime we are taking the time to make some order.

..

The first-time Amanda and I spent several months apart I would transcribe for her, every two days or so, passages from a small book along with my personal comments around the original text. I would later upload this in our shared “cloud” and ask her to reply. I don’t know where this came from, out of my instinct or whatever, but it was a nice way to open up and to feel connected in spite of the distance. Because I just can’t pretend to be interesting on the phone, I can spend hours in silence with the handset in my ear sharing this space with the other, but I find it hard to speak beyond the list of the things done during the day when I am on the phone. And also, I had to find a way to keep Amanda close, otherwise who knows where she would have gone.

This is how we started to share our reads and writings, sometimes more and sometimes less, but always contented that we had done so.

Certainly, the idea of re-organizing and eventually publishing this never-existed and never-collected inventory was boosted by the daily exchange with our students and from the new teacher roles (in Italian “maestro”) we personify in our small reality by helping our student/practitioners in their yoga discovery. What a word maestro; magister would mean “the biggest”, we just can’t afford to like this. Nor we can support to be instructors– as if we were here to merely give instructions; maybe guides or even more figuratively speaking path-chaperones. This is how it goes: who starts to practice and eventually studies will ask, will want to understand and know more about your experience; or maybe nobody will ask me (us) but you just want to share more in depth stuff, going beyond the asana posture manual to stir up those to whom you are showing the path or to help them when shyness will filter questions that are more “intimate”.

It has been a while that Amanda was speaking about this compilation, and it is not that I did not like it, but there wasn’t time, there just wasn’t, in between classes and our other little jobs. Plus, things need to ripe when their direction is unclear. At least in bricolage this works really well: I wait until the final position of a shelf manifests itself open-and-shut – yeah – or I would wait until the right piece lands in my hands, the one that was missing and that I hadn’t realize I could find within the ones I already had, and upcycle it.

As luck would have it, the occasion to start with this new project was a new distance, that brought us apart during Christmas and that allowed me to work undisturbed in the creation of this blog, that became her Christmas’ present. Right timing. So I started, which at the end, is kind of the most important thing – like when you have a bunch of stuff to do, or the house to clean, or like when for some reason you don’t want to practice: start by the simplest thing – roll out your mat, breathe, give a hint of some sort of sun salutation… you’ll see yourself, without noticing, making it through and being more than fine.


© Giacomo Coppo e Amanda Marquez

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© 2018 Amanda Marquez + Giacomo Coppo

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