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  • Amanda e Giacomo

raccomandazioni della casa (di Angela) ||| Angela's house recommendations

Aggiornato il: 16 set 2019


Abbiamo divorato il blog di Angela Jamison (fondatrice della scuola di Ashtanga di Ann Arbour negli Stati Uniti), le cui parole hanno viaggiato chilometri per arrivarci ed ispirarci. Quando, grazie a tante casualità e idee comuni (e forse qualche intenzione ben radicata), abbiamo scoperto di poter averla in visita ad Arona abbiamo deciso di presentarla ai nostri studenti illustrando uno dei suoi articoli.

L'articolo ha per nome: "Hose Recommendations" o Raccomandazioni della Casa in italiano ed è stato pubblicato nel suo blog nel 2012 ma, come qualunque testo ben fatto, è ancora oggi valido e di estrema utilità, soprattutto per chi si ritrova ai primi anni di pratica.

Eccone la versione italiana accompagnata dai nostri schemi :)



RACCOMANDAZIONI DELLA CASA

pubblicato: June 26, 2012

© Angela Jamison

Traduzioni: Giacomo Coppo & Amanda Marquez

Schemi: Giacomo Coppo & Amanda Marquez



Ecco alcuni altri “fuori-scena” dalle Raccomandazioni della Casa”. Il documento intero è disponibile, su richiesta, per gli studenti regolari del Mysore Style.

Le Raccomandazioni della Casa sono solo alcuni suggerimenti per l’igiene mentale, per l’apprendimento efficiente e per una pratica onesta. Sono state elaborate per i primi 5 anni degli ashtangis sul loro materassino. Se le vostre menti si sentono già chiuse, non sarà di utilità continuare a leggere. Se invece vi sentite curiosi e aperti, è probabile che qualcosa vi tornerà utile.

La raccomandazione principale: semplificare. E anche...


RESPIRO


Iniziate i movimenti col respiro. Letteralmente seguite il respiro con il movimento. NB, i praticanti che davvero fanno questo saranno solitamente quelli che potranno praticare da soli senza interruzioni.

Il respiro è rumore bianco. Se la vostra mente vi sta per portare in giro, sostituite la sensazione uditiva della conversazione interiore con il rumore del respiro.

Fatevi affascinare dal respiro in ogni possibile modo.

Imparate a muovervi dalla forza più profonda del corpo: mulabandha e uddiyana bandha nel loro rispondere al respiro. Questo richiede immensa concentrazione all’inizio. Col tempo, il respiro, i bandha e il driste si sintetizzano in un’unica pratica.


IGIENE MENTALE


Coltivate inneschi positivi. Questi sono stimoli sensoriali ripetuti che vi trasportano allo stato mente-corpo della pratica. Lo scatto dell’accensione della macchina, la tranquilla euforia di essere svegli nelle ore tranquille del mattino, la sensazione della porta sulle vostre mani. Qualunque ciclo di retroazione sensoriale può portare a un cambiamento di stato. (Personalmente, le mie mattine iniziano con nauli e trataka, seguiti da una festa solitaria di danze blues rock. Quest’ultima non è comune). Queste associazioni rinforzeranno pian piano la vostra attenzione e alzeranno la vostra energia, col tempo.

Custodite la vostra consapevolezza prima della pratica. Al mattino, evitate qualunque cosa che avvolga la mente discorsiva. Specialmente l’internet. (Se sarete disciplinati su questo, la vostra mente verbale/analitica sarà più intelligente quando l’accenderete più tardi durante la giornata. L’igiene mentale aumenta le funzioni cognitive.)

La prima parte del drste è quella di mantenere gli occhi nel proprio spazio, con soltanto una visione morbida e periferica verso il resto della sala se si vuole avere un’idea di questa. Questo è tanto. Il drste diventa più sottile, ma all’inizio è solo l’impegno di mantenere gli occhi fermi. Gli occhi sono potenti. Usateli bene.

Anche quando delle emozioni difficili sorgono, rimanete in contatto con le emozioni positive della pratica – gratitudine, fiducia, amore, umorismo, estasi, calma.

Lasciate alle emozioni e ai pensieri difficili presentarsi e andate avanti. Osservate e notate i loro schemi. Non reprimete la vostra esperienza – questo rinforzerebbe blocchi emozionali e aumenterebbe l’inconsapevolezza.

Siate cauti nel ripetere pensieri negativi (o conversazioni) in maniera impulsiva. Avete molta scelta per quanto riguarda l’ambiente (interno) che occupate. È buffo, ma la pratica fisica è più facile in presenza di una atmosfera di gentilezza e generosità da noi stessi verso gli altri. È possibile coltivare emozioni e pensieri positivi allo stesso tempo che studiamo e accettiamo la negatività che emerge.


Sutra 1.12. Abhyasa vairagyabhyam tat nirodhah. A grosso modo: Ci vogliono sia la volontà che l’abbandono. Volontà non implica forza: è semplicemente disciplina regolare. L’abbandono non è sottomissione all’autorità: è accettazione radicale di qualunque cosa stia succedendo ora.

Un altro modo per descrivere il Sutra 1.12 è un’acclamazione verso (1) concentrazione e (2) equanimità. QUESTE SONO PRATICHE. Queste sono scelte deliberate. Possono essere competenze di vita. Quasi tutti gli occidentali mancano di entrambi. Ma quasi tutte le persone attratte dall’Ashtanga Yoga sono intuitivamente interessate ad esse.


RITMI


La Prima Serie può essere difficile. Io sono qui perché sono convinta che il vostro sforzo valga la pena. Questo è il programma più geniale, più esatto e più risanante che io abbia trovato. Dolori, aggiustamenti e fluttuazioni energetiche diminuiranno drammaticamente dopo due anni di pratica costante. Siate gentili e consapevoli con tutti gli alti e i bassi

SE vi prendete una pausa, o praticate con un ritmo erratico, alti e bassi significativi (mentali, emozionali e fisici) sono verosimili. Non vi preoccupate. Abbassate le aspettative. Prendete un fresco (distaccato) interesse nell’esperienza.

Praticate nel corpo che avete oggi. A prescindere, potete accettare e muovervi con il corpo-mente che è qui ed ora.

Se avete dubbi, venite a lezione. È una pratica, non una performance. Modificate se avete dolori o fatica, ma solo se questi si manifestano davvero. Potreste sorprendervi –questi potrebbero essere solo nelle vostre teste.

Per evitare infortuni: (1) Prendete contatto profondo con il vostro schema di respiro unico. Ci sarà una sorta di perturbazione di questo schema se siete sull’orlo di un infortunio. Meditare sul respiro è una misura di sicurezza. (2) Praticate in un “pattern” regolare. Se uscite fuori dai binari, siate sinceri alla vostra esperienza momento-per-momento quando tornerete. Il vostro corpo-mente ha bisogno di tempo per ricordare le cose. (3) Gettate gli NSA IDS (farmaci antinfiammatori non steroidei). Questi smussano la vostra percezione e rovinano la reazione sana del corpo all’infiammazione. Per sanare i muscoli o l’indolenzimento usate: riposo, impacchi di olio di ricino, bagni caldi con i sali di Epsom, lo Zyflamend, diete anti-infiammatorie, il vecchio metodo del RISO (se il vostro corpo risponde ad esso – l’ayurveda suggerirebbe altrimenti), rilassamenti focalizzati volti a stabilire pattern protettivi.

Per vedere una crescita nella pratica: Rilassatevi sulla trasformazione. DAVVERO. Innanzitutto è di questo che tratta tutta la pratica dello yoga, ma paradossalmente, quest’attitudine è anche necessaria per sviluppare un set di abilitità specifico per l’ashtanga. La Bhagavad Gita è una storia strepitosa che illustra questo paradosso.

Questa pratica ripristina i muscoli nella loro piena lunghezza funzionale. Le parti forti diventano flessibili; quelle flessibili, se deboli, diventano forti. Entrambi tipi di sforzo – di flessibilità e di forza – accadono più efficientemente se accompagnati da attenzione, ripetizione, e un’attitudine rilassata.

Tre giorni di pratica a settimana è il minimo per stabilire qualunque tipo di ritmo. Quattro o cinque giorni a settimana consentono vitalità e guarigione in maniera significativa. Sei rendono la pratica parte della vita. È molto più effettivo praticare un pochino ogni giorno che fare pratiche lunghe ogni tanto.

L’Ashtanga è una pratica di famiglia, di nucleo domestico. Nell’insegnare, il mio lavoro è supportare le persone con vite molto più complesse delle mie. Mentre scoprite il livello di intensità di cui avete bisogno sul materassino, per favore rimanete radicati. L’Ashtanga Yoga è disegnato per supportarvi nelle vostre vite quotidiane di lavoro e famiglia.

Sperimentazione. Quando modificate un’abitudine personale o la maniera in cui vi muovete, date un mese di pratica giornaliera (o in proporzione) prima di rivalutare. Altrimenti, la mente giudicatrice cercherà di sequestrare l’esperimento prima di avere abbastanza dati per una valutazione decente.


TONO


La Casa suggerisce: trattate voi stessi e la pratica con cura. Siate consapevoli della vibrazione che trasmettete. Siate aperti. Non siate pigri. Siate modesti. Datevi spazio a vicenda letteralmente e figurativamente. Alcune qualità di grande utilità: spaziosità, cameratismo implicito, gentilezza amorevole silenziosa.

I compagni di pratica sono una risorsa. La qualità della vostra pratica è potenziata dalla qualità della loro, quindi anche soltanto per un interesse egoistico avete bisogno di supportarli per avere il loro supporto. Ecco due pratiche che mi hanno aiutato. (1) Non parlavo mai con nessuno dei particolari della mia pratica di asana né della mia relazione con i maestri. Ho lasciato andare questa disciplina quando sono diventata insegnante, ormai la mia pratica e il lignaggio a cui appartengo è anche vostro. (2) Stabilisco le stesse intenzioni dei miei voti di matrimonio con i miei amici dello yoga: di essere in un rapporto che promuove la consapevolezza mutua, la crescita e il servizio verso gli altri. Questo mi ha aiutato a trovare degli amici meravigliosi.




POST-PRATICA

Lasciatela sul materassino. Non c’è bisogno di valutare né di rivedere la pratica una volta fatta. Durante l’asthanga, fate l’ashtanga. Altrimenti, fate altrimenti.

I rimpianti sono uno spreco di energia. Non vi giudico; non ne ho l’energia. Per favore andate piano col rimproverare voi stessi (e anche col guardare dall’alto gli altri – vi scaricherà allo stesso modo). Praticate e basta.

La superiorità è un carburante di scarsa qualità. Il nostro esprit de corps arriva da sorgenti migliori. Anche se magari guardare dall’alto gli altri vi ha dato energia in passato, eventualmente questo vi toglierà più energia da quella che vi da.



Non faccio finta che “tutto vada bene” lì fuori. Probabilmente c’è tanta delusione, confusione ed egomania attorno allo yoga da qualche parte nel mondo. Va bene. Non è il nostro problema. Pratichiamo e basta.

Otto rami. Praticare sul materassino abbraccia i rami 3-5, talvolta il 6, del Sistema classico di Patanjali: asana, pranayama, pratyhara e (se emerge eventualmente e naturalmente) una mente focalizzata.

Se vi interessate ai due primi rami (etica sociale e, quello che per me son le qualità virtuose), benissimo. Sono fondamentali. Se non vi interessano va bene lo stesso. L’Ashtanga valorizza molto gli yama e niyama, ma in un modo rilassato. Quasi tutte le raccomandazioni qui elencate derivano dalla pratica quotidiana dei yama e dei niyama. La virtù è pratica, non teorica. Questo aiuta a non essere rigidi a riguardo. Ashtanga non è una religione.

Rami 7 e 8 (lo stato di assorbimento e diosacosa) emergeranno da soli, semmai. Non sono delle pratiche. Però ci sono modi per aumentare le possibilità di far germogliare questi ultimi due rami. Questo ha a che fare con lo sviluppo di una concentrazione molto forte (un’abilità incredibilmente rara) e di un’onesta equanimità.

Osservate l’involucro. Il confine tra la pratica e la vita potrebbe spostarsi o andarsene. Se vi trovate completamente vivi di fronte ad attività ordinarie e banali, o se gli alti e bassi emozionali diventano meno drammatici; se dormite meglio; se cominciate a notare quando state proiettandovi invece di credere in automatico al proprio giudizio/emozioni sugli altri (ad esempio: se non credete a tutto quello che pensate); se c’è sempre meno esperienza della mente nei suoi schemi di attrazione/repulsione, amore/odio, rispetto/disdegno… bene, è tutto normale. Siete sulla buona strada. Venite a praticare.



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Troverete la versione originale (in inglese) di questo articolo qui: http://www.ashtangaannarbor.com/wordpress/2012/06/26/house-recommendations/


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